Landini: giù l’IVA sui prodotti alimentari

Firenze, manifestazione per la pace

Intervista a Maurizio Landini  – Segretario Generale CGIL – La Stampa.

«Il governo ci convochi e si apra un confronto a tutto campo. Si stanno sommando tre emergenze: il Covid, che non finisce, la crisi climatica e la guerra. La situazione è straordinaria, penso servano risposte politiche straordinarie, sia nel nostro Paese che in Europa», spiega Maurizio Landini. Che da un lato rilancia il «no alla guerra» e dall’altro chiede sia di superare i vincoli del Fiscal Compact sia di investire nuove risorse anche ricorrendo a nuovi deficit per sostenere i redditi più bassi.

«Noi in piazza equidistanti tra Russia e Ucraina? Una vera sciocchezza, siamo per la pace». 

Segretario, tra caro energia, materie prime che scarseggiano e fabbriche che si fermano siamo di nuovo in emergenza economica. Come si fa? 

«Servono provvedimenti che siano in grado sostenere le imprese, il reddito delle famiglie, sia riducendo l’Iva sui beni di largo consumo sia intervenendo sul caro bollette, sia con cassa integrazione dove i costi di produzione non sono sostenibili. In Europa, invece, occorre superare definitivamente la logica dell’austerità. E per questo occorre cancellare il Fiscal Compact e quindi rendere non transitorie ma strutturali scelte come il Next Generation Eu. A mio parere è arrivato il momento di costruire davvero l’Europa sociale ed economica, superando la logica che si è realizzata sino ad oggi. Noi abbiamo bisogno di cambiare il modello di sviluppo ed investire in politiche industriali e ricerca. Per combattere il Covid dobbiamo investire davvero sulla sanità e sulla prevenzione e quindi sulle strutture pubbliche. Poi oggi dobbiamo assolutamente fermare la guerra in Ucraina e impedire che lo strumento della guerra torni ad essere in Europa lo strumento che regola i rapporti tra gli Stati e tra le persone».

La settimana che ci lasciamo alle spalle è stata terribile: bombardamenti, morti e trattative che non avanzano.

«Siamo di fronte ad una situazione drammatica per cui il cessate il fuoco, la tregua e l’avvio di negoziati veri debbono essere lo sforzo e l’iniziativa di tutte le istituzioni e di tutti i soggetti. Scenda in campo anche dell’Onu, i governi europei indichino una figura autorevole di mediazione bloccando così questa guerra».

All’Onu però Mosca ha diritto di veto: questo è un problema quando si sollecita una mossa delle Nazioni unite.

«A parte che oggi è la Russia che sta chiedendo la riunione del Consiglio di sicurezza, credo che i governi europei e non solo debbano mettere Putin e Zelensky nella condizione di mettersi al tavolo ed avviare un confronto. Occorre bloccare la guerra, negoziare e trovare una soluzione ai problemi». 

Il G7 prepara nuove sanzioni contro Mosca. Bisogna continuare su questa strada anche a costo di contraccolpi? 

«Sicuramente le sanzioni sono una strada, ma dobbiamo essere consapevoli che alla lunga non le paga solo la Russia, visto che l’Europa è una delle zone che ha maggiori rapporti economici con loro. Pensiamo solo agli effetti che possiamo avere su molti settori strategici legati alla Russia o all’Ucraina. E poi c’è il tema delicato del gas e dell’energia che sino ad oggi non è stato toccato». 

La manifestazione pacifista di sabato scorso a Roma a cui la Cgil ha aderito è stata criticata da qualcuno perché troppo neutrale.

«Questa è una sciocchezza totale, che fa torto all’intelligenza di chi lo dice, perché sa perfettamente che le decine di associazioni e di movimenti e di cittadini che erano in piazza erano lì per condannare l’invasione fatta dalla Russia di Putin ed esprimere solidarietà al popolo ucraino e, contemporaneamente, per dire però in modo molto chiaro che siamo contro a qualsiasi guerra. Non c’era assolutamente alcuna equidistanza e alcuna neutralità. Oggi il problema è esattamente come si realizza questo obiettivo». 

Appunto, come si fa?

«La guerra in Ucraina non si ferma certo alimentandola. E inviare armi oggi è controproducente rispetto all’obiettivo di far cessare le ostilità e avviare dei negoziati. Voglio essere chiaro: di fronte ad una invasione militare come quella dei russi, che noi condanniamo, la resistenza è legittima. La nostra valutazione è però che su quel territorio c’è in realtà un conflitto impari in termini di forze: perché quello che ha invaso l’Ucraina è uno degli eserciti più potenti al mondo».

Che quindi giustifica l’invio di armi agli ucraini.

«No, perché pensare che armando gli ucraini si sconfigge Putin è un atto di cinismo perché prolungare il conflitto non porta al negoziato mette a rischio la vota degli ucraini. Il tempo del negoziato è ora. Quanto all’Europa non può dare ogni giorno 700 milioni di euro alla Russia per il gas che riceve e dall’altro pensare di fermare un conflitto di questa natura fornendo i lanciarazzi al governo di Kiev. La nostra non è equidistanza, è realismo, è essere a difesa della democrazia ed essere contro la cultura della guerra che ha portato Putin ad invadere un altro Paese, e a mettere in discussione la libertà e la democrazia». 

Zelensky che oggi si collega con la manifestazione di Firenze però questo chiederà, armi, la No-fly zone Nato… 

«La Nato ha risposto che questo porta alla Terza mondiale. Io vado in piazza a Firenze come sono andato a Roma contro la guerra. Per fermarla e per esprimere sostegno al popolo ucraino e a quello russo che si sta battendo perla pace e che per questo viene arrestato».

Torniamo all’economia: uno dei temi più caldi oggi è lo scompenso salari/costo della vita.

«Ricordo che assieme alla Uil abbiamo il 16 dicembre abbiamo scioperato per combattere la precarietà, per non scordare la riforma delle pensioni e per contestare un’operazione sul fisco fatta a favore dei redditi più alti anziché tutelare i redditi più bassi. Ora sta venendo fuori che avevamo ragione. Visto che l’85% dei pensionati e dei lavoratori vive con meno di35 mila euro annui è evidente che occorre mettere in campo nuovi interventi per tutelare famiglie e redditi bassi». 

Come?

«C’è bisogno di un intervento simile a quello messo in campo nei mesi passati, perché siamo in una situazione straordinaria: occorre agire sul fisco, ridurre l’Iva e contrastare l’inflazione. A livello europeo bisogna invece costituire dei nuovi fondi per contrastare la nuova emergenza ma anche sostenere politiche di sviluppo. Penso ad esempio a tutto il tema delle politiche energetiche: occorre investire sulle rinnovabili e recuperare i ritardi che abbiamo per conquistare quella autonomia che oggi, come ci insegna proprio questa crisi, noi non abbiamo». 

Per affrontare le tante emergenze serve un nuovo scostamento di bilancio?

«Di fronte ad una situazione straordinaria come stiamo vivendo questa è una discussione che va fatta sia in Italia che in Europa. Per cui sì, serve uno scostamento di bilancio, anche perché non può essere che la Ue trova unità solo sull’aumento delle spese militari come sta avvenendo. Occorre cambiare rispetto al passato: l’Europa deve avere una politica sociale, fiscale ed economica comune e anche chi parla di esercito comune dovrebbe aver chiaro con quale strategia e con quale funzione vuole giocare l’Europa. Io credo si debba tornare a padri del pensiero europeo come Willy Brandt e Olaf Palme che pensavano all’Europa come un soggetto che in un mondo multilaterale fosse in grado di svolgere un ruolo di equilibrio e di relazione tra i popoli. Questa è la sua funzione e per questo oggi l’Europa deve spingere su negoziati ed usare tutta la sua forza per fermare la guerra».

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