Toscana: l’audizione della Fisac sul tema del credito e della presenza delle banche nel territorio

REGIONE TOSCANA

Audizione presso Commissione Aree Interne sul tema del credito e della presenza delle banche nel territorio

Audizione della FISAC CGIL Toscana


BANCHE ED AREE INTERNE: ALCUNE EVIDENZE DI FONDO

Il processo di progressiva riduzione della presenza territoriale delle banche e di concentrazione dei centri decisionali bancari ha riaperto, sia in ambito accademico che politico, il dibattito sul ruolo che banche ed intermediazione creditizia in genere svolgono all’interno dei processi di crescita e sviluppo. In particolare, il dibattito accademico si è concentrato su tre conseguenze dirette, evidenti e misurabili di questo processo:

  1. L’incremento della distanza funzionale, ovvero la distanza economica che separa i centri decisionali delle banche da un territorio, determina una minore conoscenza nel breve periodo, ed un minore impegno generale nel lungo periodo nei territori “più lontani”1;
  2. A questa distanza funzionale, si abbina una distanza cognitiva, ovvero una distanza in termini di conoscenza di un mercato locale per assenza, riduzione dell’impegno, abbandono: in presenza di un processo di riduzione della presenza sui territori, come sottolineato anche da Banca d’Italia, La cessazione di una filiale innalza in modo significativo il tasso di chiusura delle relazioni con la clientela imprese nel breve periodo2. Nel lungo periodo i fisiologici meccanismi di riequilibrio di mercato riguardano le imprese di maggiori dimensioni, mentre per le più piccole permane un costo del credito superiore rispetto alla situazione precedente ed una minore capacità di erogazione da parte del sistema3;
  3. I nuovi modelli di regolazione del credito varati in sede comunitaria in seguito alla crisi finanziaria del 2008/2013, hanno reso molto più difficile e costosa l’erogazione di credito per gli istituti di credito più piccoli e tradizionalmente più vicini ai territori “marginali” come le BCC e le piccole banche locali.

Alla luce di quanto detto, risulta chiaro che affrontare il tema della c.d. “desertificazione bancaria” sia di importanza cruciale per le aree marginali del nostro paese e quindi anche per quelle di una Regione, con la Toscana, dove oltre il 68% dei comuni e circa il 30% della popolazione ricade all’interno di un’Area Interna.


1 Pietro ALESSANDRINI & Andrea PRESBITERO & Alberto ZAZZARO, 2006. “Banks, Distances and Financing Constraints for Firms,” Working Papers 266, Universita’ Politecnica delle Marche (I), Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali.

2 Iconio Garrì, 2019. “The effects of bank branch closures on credit relationships,” Temi di discussione (Economic working papers) 1254, Bank of Italy, Economic Research and International Relations Area.

3 IRES Toscana & ISRF LAB, 2021. Banche, territorio e nuove marginalità. Atti del convegno


CREDITO E PRESENZA DELLE BANCHE NEL TERRITORIO TOSCANO TRA 2011 E 2021

Come riassunto in tabella 1, tra 2011 e 2019 lo stock creditizio in essere nella Regione Toscana è diminuito del 22,7%. Tuttavia, mentre il credito per le famiglie consumatrici è aumentato di quasi 14 punti percentuali, quello alle imprese è di fatto crollato, con un dato medio intorno al -30%, che diventa -33,5% per le imprese con meno di 20 addetti. Il successivo rialzo del 20/21, totalmente da imputare agli effetti del DL 23/2020 (il c.d. DL Liquidità) e successivi, non ha comunque contributo a riportare il dato sullo stock sui livelli 2011, anche a causa di un effetto sostituzione tra strumenti garantiti e credito antecedente al 2020 che si è realizzato in Toscana come nel resto d’Italia.

Tabella 1 – Variazione dello stock creditizio, Regione Toscana, per settore Elaborazione su dati Banca D’Italia

Settore 2011-19 2020-21
Famiglie consumatrici 13,7% 7,0%
Società non finanziarie con almeno 20 addetti -29,6% 5,4%
Società non finanziarie e famiglie produttrici -30,5% 5,5%
Società di persone, semplici, di fatto e ditte individuali con meno di 20 addetti -33,5% 5,9%
Totale residenti al netto delle Istituzioni finanziarie monetarie -22,7% 6,1%

Osservando i dati, va sottolineato innanzitutto che quelli toscani risultano essere peggiori rispetto a quelli nazionali sia in termini totali (-10,2% il dato italiano nel periodo 2011/19), che relativamente alla riduzione del credito in essere per le imprese (-28,5% il dato italiano 2011/19). Inoltre, pur in presenza di un percorso di riduzione del credito comune a tutte le diverse regioni italiane, va tenuto in conto che la riduzione massiccia dell’offerta creditizia nel segmento più “bancocentrico”, quello delle piccole imprese, ha un impatto diverso a seconda della dimensione d’imprese delle diverse aree del paese. Se ad esempio compariamo quest’impatto su due regioni per diverse ragioni contigue come Toscana ed Emilia-Romagna, risulta subito evidente come la maggiore dimensione d’impresa di quest’ultima regione (4,5 addetti di media in ER contro un dato toscano del 3,6), renda meno difficile la gestione dell’impatto negativo della stretta creditizia. 

Il tema dell’accesso al credito si collega, come visto, anche alla questione della presenza territoriale. Tra 2011 e 2021, in Toscana sono scomparse 936 filiali, pari al 36% circa delle filiali attive a fine 2011. il processo di riorganizzazione scaturito dal piano di riorganizzazione di MPS ( oltre 4.000 dipendenti in uscita) e i piani industriali annunciati da altri istituti che prevedono la chiusura di sportelli da 1-2 addetti per lo più situati in piccole realtà periferiche aggraverà questa situazione rapidamente.

Tabella 2 – Sportelli, variazione % e assoluta, 2011-2021

Area % Assoluta
Toscana -36,2% -923
Italia -35,6% -11.957

Anche in questo caso, si tratta di un dato che se da un lato è in linea con quello nazionale, dall’altro preoccupa particolarmente per il suo addensamento nelle aree più marginali della Regione. 

Tabella 3 – Comuni non serviti da banche, variazione tra 2015 e 2021 e % dei comuni 2021 non serviti da banche

Area 15/21 Variazione assoluta 15/21 Variazione % Comuni non serviti da banche in % del totale dei comuni
Italia -830 -14,5% 38,0%
Toscana -12 -4,5% 8,6%
Massa Carrara 0 0,0% 11,8%
Lucca -6 -21,4% 33,3%
Pistoia -1 – 5,0% 0,0%
Firenze -2 -4,8% 2,4%
Prato 0 0,0% 14,3%
Livorno -1 -5,3% 5,3%
Pisa -1 -2,6% 0,0%
Arezzo -2 -5,9% 11,1%
Siena -1 -2,8% 2,8%
Grosseto 0 0,0% 0,0%

Come evidenziato in tabella 3, in Toscana i comuni non serviti da banche a fine 2021 risultano essere ancora relativamente pochi. Tuttavia, le chiusure di sportelli “unici” al servizio di un territorio si sono concentrate in tre zone facenti parte della Strategia Nazionale per le Aree Interne: la Garfagnana, l’Alto Mugello e l’area del Casentino-Val Tiberina. A ciò si aggiunge un processo in atto da tempi ancora più lunghi che ha riguardato la montagna pistoiese. Ciò implica un processo di causazione cumulativa5 degli effetti negativi, con ulteriore spinta a decremento della popolazione residente e presenza di attività economiche anche di base. 


5 La c.d. causazione cumulativa è quel processo per il quale un cambiamento da uno stato iniziale di equilibrio provoca cambiamenti complementari, i quali spingono il sistema nella stessa direzione del cambiamento primario. In questo caso, si tratta chiaramente di una spinta verso la marginalità di alcuni territori che di volta in volta aumenta sulla base di scelte di agenti economici privati, in assenza di una mediazione dele Istituzioni Pubbliche uguale e di direzione contraria.


CREDITO E PRESENZA DELLE BANCHE NEL TERRITORIO TOSCANO TRA 2011 E 2021

Come riassunto in tabella 1, tra 2011 e 2019 lo stock creditizio in essere nella Regione Toscana è diminuito del 22,7%. Tuttavia, mentre il credito per le famiglie consumatrici è aumentato di quasi 14 punti percentuali, quello alle imprese è di fatto crollato, con un dato medio intorno al -30%, che diventa -33,5% per le imprese con meno di 20 addetti. Il successivo rialzo del 20/21, totalmente da imputare agli effetti del DL 23/2020 (il c.d. DL Liquidità) e successivi, non ha comunque contributo a riportare il dato sullo stock sui livelli 2011, anche a causa di un effetto sostituzione tra strumenti garantiti e credito antecedente al 2020 che si è realizzato in Toscana come nel resto d’Italia.

Osservando i dati, va sottolineato innanzitutto che quelli toscani risultano essere peggiori rispetto a quelli nazionali sia in termini totali (-10,2% il dato italiano nel periodo 2011/19), che relativamente alla riduzione del credito in essere per le imprese (-28,5% il dato italiano 2011/19). Inoltre, pur in presenza di un percorso di riduzione del credito comune a tutte le diverse regioni italiane, va tenuto in conto che la riduzione massiccia dell’offerta creditizia nel segmento più “bancocentrico”, quello delle piccole imprese, ha un impatto diverso a seconda della dimensione d’imprese delle diverse aree del paese. Se ad esempio compariamo quest’impatto su due regioni per diverse ragioni contigue come Toscana ed Emilia-Romagna, risulta subito evidente come la maggiore dimensione d’impresa di quest’ultima regione (4,5 addetti di media in ER contro un dato toscano del 3,6), renda meno difficile la gestione dell’impatto negativo della stretta creditizia. 

Il tema dell’accesso al credito si collega, come visto, anche alla questione della presenza territoriale. Tra 2011 e 2021, in Toscana sono scomparse 936 filiali, pari al 36% circa delle filiali attive a fine 2011. il processo di riorganizzazione scaturito dal piano di riorganizzazione di MPS ( oltre 4.000 dipendenti in uscita) e i piani industriali annunciati da altri istituti che prevedono la chiusura di sportelli da 1-2 addetti per lo più situati in piccole realtà periferiche aggraverà questa situazione rapidamente.

Anche in questo caso, si tratta di un dato che se da un lato è in linea con quello nazionale, dall’altro preoccupa particolarmente per il suo addensamento nelle aree più marginali della Regione. 

Come evidenziato in tabella 3, in Toscana i comuni non serviti da banche a fine 2021 risultano essere ancora relativamente pochi. Tuttavia, le chiusure di sportelli “unici” al servizio di un territorio si sono concentrate in tre zone facenti parte della Strategia Nazionale per le Aree Interne: la Garfagnana, l’Alto Mugello e l’area del Casentino-Val Tiberina. A ciò si aggiunge un processo in atto da tempi ancora più lunghi che ha riguardato la montagna pistoiese. Ciò implica un processo di causazione cumulativa degli effetti negativi, con ulteriore spinta a decremento della popolazione residente e presenza di attività economiche anche di base. 

COMBATTERE LA DESERTIFICAZIONE BANCARIA IN TOSCANA: PRIME PROPOSTE DELLA FISAC TOSCANA

I soggetti bancari presenti devono essere ricondotti ad una maggiore responsabilità di impresa anche in relazione agli utili realizzati: 22 miliardi in 3 anni, nonché dal costo modesto del mantenimento di sportelli fisici o automatizzati in determinate aree svantaggiate. 

Il perseguimento di un risultato positivo di bilancio deve sempre accompagnarsi ad un’attenzione al risparmio e all’intermediazione creditizia nel territorio, visto il delicato ruolo che riveste la banca nel sistema economico nazionale.

Pur tenuto conto dell’evoluzione dell’automazione anche nel settore, sussistono nel nostro paese e nella nostra regione esigenze ad oggi non comprimibili: la scarsa conoscenza delle materie finanziarie da parte della cittadinanza, l’insufficiente copertura delle reti internet in specie nelle aree interne, l’eccessiva numerosità di micro imprese che ad oggi non possono esser gestite esclusivamente con gli strumenti dell’intelligenza artificiale per l’accesso e la gestione del credito nonché per accompagnare la necessaria crescita dimensionale.

Specie con riferimento a tale ultimo aspetto occorre, a nostro parere, potenziare nelle banche l’attività di consulenza e di assistenza alle aziende in materia di (a titolo di esempio) processi di concentrazione, ricapitalizzazioni, innovazione, assistenza alle esportazioni. Tali compiti non possono essere svolti “a distanza” ma necessitano della presenza di sportelli bancari.

La regione, partner dei principali attori bancari in molte attività di garanzia e supporto all’economia, può svolgere un ruolo di orientamento e moral suasion per il mantenimento della presenza delle banche sul territorio in quanto i piccoli comuni, da poche migliaia di abitanti, non sono in grado di sostenere di fronte ad oligopoli finanziari con la testa lontana dalla Toscana. Tra l’altro, anche gli stessi comuni potrebbero svolgere anch’essi un ruolo di “persuasione” concedendo la gestione del proprio servizio di tesoreria soltanto alle banche disponibili a rimanere sul territorio.

Il  coordinamento istituzionale può essere utile anche al fine di garantire che altri operatori, ad esempio poste italiane ( peraltro anch’esse oggetto di processi di razionalizzazione ), possano in qualche modo costituire un’alternativa agli istituti creditizi in ritirata. Ipotizzare, come in alcuni casi si è riusciti, di garantire un’apertura a giorni alterni, che pur razionalizzando il personale garantisca un servizio ai cittadini, è un’altra parziale soluzione. Non appare risolutivo – infatti – come messo in atto da Intesa San Paolo la costituzione della cosiddetta banca dei tabaccai con la concessione di una serie di servizi alle tabaccherie. Non tutti aderiscono e da una mappatura da noi effettuata le aree interne non traggono particolari benefici.

L’istituzione pubblica deve sostenere  la campagna di alfabetizzazione digitale, specie per le fasce svantaggiate ( anziani e migranti), che affianchi e renda capillare quella sostenuta anche da Bankitalia, i cui risultati appaiono finora modesti.

Occorre garantire un accesso alla banda larga e alla telefonia mobile in comuni nei quali non è possibile utilizzare l’home banking.

È necessario affrontare il tema delle direzioni generali delle banche, anche attraverso presidi dotati di una maggiore autonomia nell’erogazione del credito. Ciò appare determinante se non si vuole allargare il gap di accesso ai finanziamenti registrato dalla Toscana verso Emilia e Veneto.

Infine, anche se l’erogazione del credito prevede il dinamismo e la dimensione di impresa, occorre sottolineare che lo stesso, affidato solo ad un algoritmo che sta magari  a Milano, certo non aiuta a sviluppare criteri selettivi o sostenere ad esempio le start up.

Firenze 21.10.2022

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