Camusso: noi non scioperiamo contro i cittadini

«Fummo tra i soggetti che anticiparono la legge 146 del 1990 con l’autoregolamentazione del diritto di scioperi nei servizi essenziali, perchĂ© noi non scioperiamo contro i cittadini. Ora vedo una gran voglia di dire che tutto è servizio pubblico essenziale. Che servono altre restrizioni. Andiamoci piano. I problemi cui assistiamo si risolvono non negando diritti, ma affrontando il tema della rappresentativitĂ . E sbloccando i contratti pubblici e ripristinando le relazioni sindacali». Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, frena sulla riforma della legge 146. Prende le distanze dai fatti di Pompei e dall’ultimo sciopero Alitalia. E torna a incrociare le sciabole con Matteo Renzi.

Segretario Camusso, quale è la posizione del sindacato su Pompei e Alitalia? «Sono due episodi differenti. Iniziamo da Pompei. La modalitĂ  è sbagliata, non si usano nĂ© gli scioperi nĂ© le assemblee come arma che danneggia importanti beni culturali del Paese. La Cgil non avrebbe e non ha indetto quell’assemblea a Pompei il 24 luglio, men che meno dice che non si può scioperare a Pompei, perchĂ© altrimenti precludi a quei lavoratori i loro diritti. Diciamo che serve un’etica della mobilitazione. Che qui è mancata. Però va anche detto che a Pompei è aperta da moltissimo tempo una vertenza nella quale, come in tutto il pubblico impiego l’atteggiamento è: non si contratta non si discute. E questa chiusura favorisce modalitĂ  di protesta che non vanno bene. E veniamo ad Alitalia. Quando fu fatto il ‘salvataggio’ di Alitalia firmammo il contratto del trasporto aereo e quel contratto è il contratto di tutti i lavoratori, piloti inclusi. Sostenemmo che valevano per tutti gli accordi sulla rappresentanza e riteniamo che quella sia la strada giusta».

Nel senso che va posto un freno a scioperi indetti da microsindacati o sindacati di mestiere? «Dico che c’è un tema di misura della rappresentanza. Stimando la rappresentanza si può collegarla all’organizzazione degli scioperi. Si pretenda la certificazione della rappresentanza da chi li organizza».

La tendenza è semmai a cercare accordi aziendali più che contratti nazionali. E quindi ad avere un sindacato più debole. «La tendenza è a frantumare la rappresentanza. E quando si frammenta si indebolisce il lavoro e si creano le condizioni per consentire ad alcuni di fare più rumore».

Che cosa risponde a Renzi che se l’è presa con sindacati? «Ho trovato strumentali le dichiarazioni del presidente del Consiglio che sembra preparare una nuova campagna estiva segnata da un’aggressione al sindacato e ai diritti dei lavoratori. Si monta il polverone come l’anno scorso sull’articolo 18. Adesso ci riprova con la regolamentazione del diritto di sciopero. C’è una cosa che mi continua a sconcertare e cioè che non ho mai sentito in un anno e mezzo di governo Renzi una volta che dicesse che i lavoratori hanno ragione. Non siamo noi sindacati, ma Renzi a dover essere salvato da se stesso…».

Renzi dice che il fine della sua azione è riformare per far ripartire il Paese. «Giusto rimettere in moto il Paese, ma con i piedi saldi per terra partendo dal dare lavoro ai giovani. Avendo l’idea che il mondo del lavoro ha straordinarie competenze e con gli imprenditori è una delle gambe della crescita, non un nemico. Peraltro, i dati sull’occupazione appena usciti smentiscono la sua lungimiranza».

Che cosa si dovrebbe fare per evitare altri casi Pompei o Alitalia? «La prima cosa è misurare la rappresentanza e poi applicarla. Quando abbiamo fatto l’accordo con Confindustria abbiamo definito un sistema di relazioni che prevede il voto dei lavoratori per l’esigibilitĂ  degli accordi. PerchĂ© anche nel settore pubblico non può far votare i lavoratori sugli accordi? Ovviamente, va premesso che i contratti pubblici vanno sbloccati: se non c’è la volontĂ  della controparte di risolvere il problema, è chiaro che esplodono delle conflittualità».

Che cosa risponde al presidente dell’AutoritĂ  garante degli scioperi che vorrebbe poter intervenire nel merito delle vertenze? «Ognuno dovrebbe fare il suo mestiere. Diciamo che mi pare un po’ complicato che una autoritĂ  garante a nomina governativa sia il mediatore tra governo e sindacati…».

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