Crac Alitalia, ex manager paghino anche per i 4200 cassintegrati

By: Andrea Luciano Ninni – All Rights Reserved

Finita la Cig, lavoratori in mobilitĂ  dal 31 dicembre: i loro legali pronti a rivendicare la costituzione di parte civile

«Gli ex manager della compagnia di bandiera devono rispondere non solo del fallimento dell’azienda, ma anche di migliaia di posti di lavoro bruciati». Si riaccende,con il rinvio a giudizio degli ex amministratori di Alitalia, la speranza dei protagonisti delle vertenze occupazionali sorte intorno al crac del vettore tricolore. Sono pronti infatti a costituirsi parte civile nel processo per la bancarotta della compagnia, i lavoratori messi alla porta nel passaggio da Alitalia alla nuova «good company» Cai, avvenuto nel 2008.

DISSESTO E CASSINTEGRATI – A rimescolare le carte in gioco, è stata la decisione del gup del Tribunale di Roma, di rinviare a giudizio sette ex manager della compagnia di bandiera, tra cui gli ad Francesco Mengozzi e Giancarlo Cimoli, che sarebbero responsabili del fallimento della societĂ  datato 2007-2008. Un dissesto finanziario in cui a rimetterci furono i circa 4200 dipendenti mandati in cassa integrazione: questa la tesi degli avvocati Enrico Luberto e Antonella Marrama, che seguono i casi di due ex lavoratori Alitalia. «I nostri assistiti, impiegati all’aeroporto di Fiumicino, sono i rappresentanti delle migliaia di colleghi che nel tentativo di salvare la compagnia di bandiera, finirono in mezzo a una strada», spiegano i legali.

LA CARICA DEI LICENZIATI – «Nelle udienze preliminari il giudice estromise la nostra istanza di costituzione di parte civile nel procedimento – spiega l’avvocato Luberto –, ma con il rinvio a giudizio cambia tutto e abbiamo intenzione di ripresentare la richiesta». L’occasione potrebbe arrivare giĂ  il prossimo 18 giugno, quando i giudici della quarta sezione penale del Tribunale di Roma daranno ufficialmente avvio al processo. L’intento dei legali è dimostrare il nesso di causalitĂ  tra il fallimento della compagnia e il danno subito dai lavoratori. Secondo le stime, all’epoca del passaggio da Alitalia a Cai, furono circa 10 mila i posti di lavoro persi o sospesi.

DAI CIELI AI TRIBUNALI – Sospesi perchĂ© parte di quei lavoratori, circa 4200, finirono dritti in cassa integrazione, scaduta poi dopo quattro anni lo scorso 13 ottobre 2012. Oggi sono ufficialmente licenziati: una parte, quasi 800 persone, si sono uniti alla carica degli esodati, a cui è stata negata anche la pensione.«Carenza probatoria, questa all’epoca la motivazione dell’esclusione dei lavoratori dal processo – spiega Antonio Amoroso del sindacato Cub Trasporti –. Il nostro sindacato è stato l’unico a tentare di costituirsi parte civile. Insieme agli avvocati, riteniamo ci siano tutti i diritti per entrare in una causa, necessaria a tutelare lavoratori che hanno pagato con il licenziamento la mala gestione e il fallimento dell’azienda Alitalia».

SENTENZA ATTESA – I legali romani non negano di sperare in un verdetto epocale nella giurisprudenza italiana. «Ci auguriamo – conclude l’avvocato Luberto – che il processo accerti le responsabilitĂ  di chi compì quelle pessime scelte per salvare il vettore tricolore, senza nemmeno riuscirci e in piĂą bruciando migliaia di posti di lavoro. La futura sentenza potrebbe anche essere decisiva per le centinaia di ricorsi presentati ai tribunali del lavoro dai dipendenti ingiustamente licenziati».

 

TRATTO DA “il corriere della sera”

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